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Palaisozaki

 

In occasione del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia, le nostre panchine e sedute con i colori della bandiera italiana si armonizzano al design contemporaneo del palazzo simbolo delle Olimpiadi invernali del 2006.

 

Gli elementi di arredo urbano utilizzati sono i seguenti:

Palaisozaki

Quanti anni erano passati dalle Olimpiadi Invernali del 2006? Tanti!!! Torino era così bella, così viva!!! La contessa Minuto si ricordava ancora le frequenti serate nel suo palazzo con ospiti tutti quei campioni olimpici. Feste, ricevimenti erano all’ordine del giorno. Forse la città non era mai stata così coinvolgente. Eppure, tutto passa. Anche quei periodi magnifici erano andati e lei si ritovava più matura e più determinata. Ora le aspettava un nuovo compito. La città infatti le aveva chiesto di realizzare un simbolo del tricolore per la celebrazione del 150esimo anniversario dell’unità d’Italia. A lei. Certo era orgogliosa. Poter scrivere “Palaisozaki, arredo urbano a Torino” era certamente un onore. E poi la collezione di arredo urbano necessitava sempre di nuovi modelli, di nuovi stimoli e lei ne andava alla ricerca. 

Arredo urbano a Torino

Era immersa in questi pensieri quando le si profilò un’immagine inviatale mentalmente dal principe Orazius. Si ricordò di quella volta in cui tutto le era diventato chiaro. Le forme, le architetture, i disegni. Le venne anche in mente una parola: Slash, Slash…… siii era collegata ad una forma geometrica pura e il Palisozaki di Torino l’avrebbe interpretato nel migliore dei modi. Erano sedute e panchine dalle forme avveniristiche. Pure concettualmente e di forte impatto estetico. Sicuramente le considerava fantastiche, fuori dai soliti schemi. E con degli schienali e dei colori che riprendessero quelli della bandiera italiana sarebbero stati il cacio sui maccheroni. Fantastico!!! Sicuramente nulla di più geniale poteva venirle in mente. Si versò un grosso bicchiere di Calvados. L’idea era geniale e non voleva sicuramente perdersela. 

Torino e il Palaisozaki

Inviò il suo drone a fare delle fotografie del luogo. In primo luogo perchè sarebbe stato utile per decifrare tutte le possibili combinazioni. Ceramente non voleva lasciare nulla al caso, ma andarci direttamente era troppo pericoloso. Forse avrebbe potuto incontrare chissachì e ciò non le piaceva. E poi, onestamente, preferiva bersi qualche coppa di Champagne al fresco, nella sua tenuta.