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La lombardia e il Circular

Milano, Varese, Brescia, Como, Sondrio……la lombardia e l’arredo urbano. La contessa Minuto sfrecciava velocemente tra Torino e Milano. Il destino del cestino Circular doveva essere compiuto. Forse attraverso il suo foulard Fendi, indossato per la prima volta. Probabilmente la sua Alfa Romeo avrebbe fatto breccia nei cuori dei milanesi. E che dire deglio occhiali Gucci e della borsa Prada? Una vera imprenditrice torinese affila tutte le sue armi quando l’odore di battaglia è nell’aria. E quindi via ad un ottimo Roero Arneis gustato fresco. In primo luogo le avrebbe allietato l’umore. Sicuramente l’arredo urbano piemonte ne avrebbe tratto giovamento. E poi dopo l’Expo anche i milanesi più incalliti erano cambiati notevolmente. Si, si sentiva pronta per una nuova sfida.

Milano abbraccia i nuovi cestini.

Oramai pochi erano i chilometri che la separavano dalla metropoli lombarda. Le solite periferie. I soliti rifiuti che rendevano meno leggiadre le case meneghine. E poi……vuoi che il duomo e il teatro alla Scala non abbiano bisogno di arredo urbano Piemonte? Sicuramente, per la contessa Minuto i lombardi erano troppo milanesi a priori. Bisognava sprovincializzarli…….ha ha ha pensava nella sua testa la Contessa. Se solo mi sentissero. Loro che si credono appartenere alla città da bere. Io di Champagne e Calvados me ne intendo ma della città? Bha…..mi sembra un tantino grigia. I nostri cestini circular ci starebbero benissimo. Sparsi per le vie, le piazze, i viali. Tutto affinchè l’arredo urbano Milano diventi arredo urbano Torino. Milano val bene una messa?

Brescia si inchina

La contessa oramai faceva rieccheggiare le strade di Milano con i suoi tacchi, rigorosamente 12 cm sputati. Sicuramente solo una torinese ne sarebbe stata così convinta. Due sorsi di Calvados, due sorsi di Whisky e via verso la galleria milanese. Circular avrebbe sicuramente sfondato , L’arredo urbano, l’arredo urbano Torino e l’arredo urbano Cuneo ne sarebbero usciti vincitori. Forse senza grosso impeto ma con calma. Probabilmente con leggiadria. Le porte del ristorante Cracco le si aprirono quasi magicamente. Tutto lo staff era sull’attenti. Sembrava una regina. Soprattutto degli imprenditori ed industriali bresciani. Tutti pronti a lunghi baciamano pur di attrarre la sua attenzione. Ma la Contessa voleva di più. Era convinta di avere tra le mani un progetto rivoluzionario e non si sarebbe accontentata di alcune moine.